Great British Beer Festival-GBBF (2005)

14 Dicembre 2014 0 Di Bertinotti

Chi ama la birra tradizionale inglese, la real ale o – come diceva Asterix – la cervogia tiepida, non può esimersi dal visitare almeno una volta il Great British Beer Festival . Si tiene a Londra ogni anno all’Olimpia Exhibition Center (Earls’ Court dal 2006) nella prima settimana di agosto e dura 5 giorni. L’ingresso giornaliero costa 7 sterline (5 se associato CAMRA o Unionbirrai ), ma si può fare l’abbonamento per l’intero festival a 17 sterline (15 se associato). L’abbonamento è fortemente consigliato se si vuole apprezzare almeno una parte delle oltre 450 birre disponibili! ll bicchiere è personale e viene ritirato con una cauzione (2 sterline per la mezza pinta e 3 sterline per la pinta) che viene eventualmente restituita all’uscita. La birra viene venduta a prezzi inferiori rispetto ai pub: la pinta varia dalle 1.80 alle 2.40 sterline, la metà per la mezza pinta.

I numeri del festival sono enormi, se si pensa che è organizzato basandosi fondamentalmente su mano d’opera volontaria: 450 birre inglesi alla spina (più quelle straniere e real cider), oltre 47.000 visitatori e 240.000 pinte vendute! Anche contando quelli che acquistano l’abbonamento di ingresso, si tratta di una media di oltre 5 pinte a visitatore! Ciò nonostante, tutto è ben organizzato ed efficiente, dagli ingressi ai singoli bar, al servizio d’ordine e pulizia (non passavano oltre 10 secondi dalla rottura accidentale di un bicchiere al recupero dei cocci da parte dei solerti addetti!). In taluni momenti ovvie code potevano formarsi al controllo sicurezza borse all’ingresso e davanti ai bagni (!) ma il popolo inglese è avvezzo alle code!

Le birre sono servite in 9 differenti “bar” strutturati per origine geografica del produttore: Scozia, Galles, Midlands West, North East etc. In ogni “bar” si possono trovare 30-40 birre differenti, tutte rigorosamente spinate a pompa! C’è poi una sezione dedicata ai produttori di real ales di grosse dimensioni, come Adnams, Badger, Fuller’s, Green King etc, un bar denominato “family brewers” ed uno sponsorizzato dalla catena di pub Wetherspoon. Inoltre un lungo bancone “Bieres sans frontieres” dedicato alle birre straniere ospiti, dove si possono trovare fantastiche chicche (e anche qualche oscenità!) di USA, Germania, Belgio, Olanda, Rep Ceca ed anche Italia. Infine c’è una sezione dedicata ai real ciders. Oltre al “liquido”, al festival vi sono altri stand dedicati al cibo (in genere di ottima qualità: formaggi [da non perdere i veri cheddar!], salsicce ed hamburger tradizionali, anche un banchetto di cibo indiano!) e allo svago (giochi tradizionali e riffa), oltre naturalmente agli stand Camra in cui trovare libri, magliette e gadgets, breweriana. Da segnalare anche uno stand di vendita di real ales in bottiglia.

Cosa bere? Pur nel grandissimo numero di birre disponibili, gli stili presenti sono abbastanza limitati: quasi tutte sono listate come mild, bitter, porter e stout. E golden ales, stile che va per la maggiore ultimamente, visto che negli ultimi anni la Champion Beer of Britain rientra spesso nella categoria. In più vi sono alcuni produttori che escono dagli schemi tradizionali, proponendo strong ales o IPA di ispirazione americana, ma trovare al festival birre oltre i 5 gradi alc. è molto raro: prodotti stranieri a parte, saranno state meno di 10. Noi ci siamo dedicati fondamentalmente alla quintessenza dello stile birrario inglese: mild e bitter.

Le mild in particolare – generalmente più difficili da trovare – sono uno stile molto interessante: di colore ramato-marrone scuro, la mild è una birra con poco luppolo sia da amaro che da aroma e con un grado alcolico basso (3.2 – 4), con profili di caramello e/o tostatura da lievi a importanti; in alcune produzioni la tostatura si avvicina a quella di una stout. Da bere in quantità, senza remore! Molto interessanti sono per noi risultate la Rowley Mild della Wensleydale (3.2%), la Priory Mild della Nethergate(3.5%), la Mild della Hobson (3.2%), la Fruiterer’s Mild della Cannon Royal (3.7%) la Black Bear della Beartown (5.0%, insolitamente elevato!), la Black Cat della Moorhouses (3.4%).

Delle numerose bitter presenti ci hanno favorevolmente impressionato la Pots Ale della Cheriton (3.8%), la Betty Stogs Bitter della Skinner’s (4.0%), la gallese Cwrw Haf della Tomos Watkin (4.1%, non chietedemi la pronuncia!), laGradiator della Hadrian&Border (3.8%), la Golden Newt della Elgood’s (4.6%), la Hampshire Rose della Itchen Valley (4.2), la Rumpus della Ridleys (4.5%). Ci aggiungerei anche la Best Bitter della Adnams (3.7%) che già conoscevo, ma che ho avuto il piacere di ritrovare.

Numerose Golden Ales erano in ottima forma: Golden Valley della Breconshire (4.2%), la ormai nota Deuchars IPA della Caledonian (3.8%), la vincitrice del concorso Champion Beer of Britain Brewer’s Gold della Crouch Vale (4.0%), la conosciuta Bitter & Twisted della Harviestoun (3.8%), la Goldihops della Kelburn (3.8%). Qui sono quasi tutte conferme!

Tra le birre non tradizionali sicuramente da segnalare la Ale della Alcazar (4.0% Golden Ale con luppoli americani, anche se non evidenti), la Amarillo della Crouch Vale (5.0% monoluppolo), la scottish ale CaCanny della Kelburn (5.2%), la Old Tom della Robinson’s (8.5%, old ale inaspettatamente complessa anche alla spina).

Purtroppo 5 giorni non sono sufficienti per assaggiare tutto con lucidità: noi ci siamo fermati a 73 birre su 450 disponibili, visitando solo di sfuggita (con rammarico) il bar con le birre straniere e i real cider . Bisognerà tornare l’anno prossimo!

Davide
(Agosto 2005)

A Londra (ed in tutto il Regno Unito) la “bibbia” del turista birraio deve essere necessariamente la guida del CAMRA Good Beer Guide – Britain’s best pubs.

Oltre ai migliori pub dove trovare real ale è incluso l’elenco dei produttori britannici e relative birre.