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Come
realizzare 18 litri di Weizen All Grain
Grazie alle indicazioni di
amici e frequentatori di IHB (in modo particolare Paolo de Martin),
ho apportato alcune modifiche al metodo ed alla ricetta che ora
si avvicina a quella della tradizione bavarese.
Uno dei principali dubbi di chi
si accinge a realizzare una produzione all grain sta proprio nel
"visualizzare" tutte le fasi della produzione, dei
problemi che possono sorgere nel bel mezzo del processo, delle
soluzioni che risultano più facili da mettere in opera.
Una premessa sul
quantitativo (i 18 litri): alcuni consigliano di organizzarsi per
arrivare ad ottenere almeno i canonici 23 litri di birra se non
oltre, per una serie di motivi (i tempi e l'impegno rimangono gli
stessi anche per più litri, più acqua significa maggiore
inerzia termica e quindi meno problemi di scarto dalle
temperature ideali di mashing etc...), ma ovviamente bisogna fare
i conti con le attrezzature che uno ha a disposizione quali
grandezza della pentola, fornelli, recipienti per il filtraggio e
per lo sparge etc...! In ogni caso se si ha la possibilità di
utilizzare attrezzatura più capiente, è sufficiente aumentare
proporzionalmente le dosi degli ingredienti.
| Gli ingredienti:
2100 g. malto pils
2100 g. malto di grano
17g di luppolo
Hallertauer 4,5% AA
lievito Wyeast 3333
German Wheat - il lievito specifico per weizen è
assolutamente indispensabile!
Io faccio lo starter del
lievito circa 24 ore prima dell'inoculazione con un paio
di cucchiai di estratto di malto in una bottiglia da 75cc,
in modo da avere il lievito in piena attività al momento
opportuno. In questo modo la fermentazione parte alla
grande in un paio d'ore.
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Macinazione dei grani:
la macinazione è
importante perché i chicchi devono solo schiacciarsi e
non polverizzarsi. Gli amidi contenuti nei grani devono
potersi sciogliere in acqua al meglio, ma le "scorze"
dovranno rimanere il più possibile intere per facilitare
il filtraggio del mosto.
Il macinino che utilizzo
è quello reperibile da Mr. Malt, ma altri adottano
tecniche fatte in casa: dai macinacaffè (meglio quelli
di vecchio tipo, non quelli a lama!) alle macchine della
pasta opportunamente modificate (qui il link per ammirare quanto realizzato da
Piero). Alcuni collegano i macinini a trapani e/o
motorini elettrici per velocizzare il tutto: fondamentale
se si devono macinare una decina di chili di malto per
volta!
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| Mashing:
macinati i grani, si
procede all'infusione. Anche qui le tecniche possibili
sono varie: io scaldo 15 litri d'acqua a 50C e
verso i grani, in modo da portare il tutto ad un
equilibrio a 46C. Il controllo della temperatura è molto
importante e quindi fondamentale utilizzare un termometro
preciso. Il mio (qui appeso nella pentola) è da
laboratorio.
Rimango alla temperatura
di 46C per 10 minuti, poi sempre mescolando (se il
gas è acceso) per non fare bruciacchiare i grani al
fondo della pentola, faccio questi step di temperatura:
51C per 15'
54C per 10'
63C per 30'
68C per 20'
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Test tintura di iodio:
verso la fine dei 20
minuti a 68C testo l'avvenuta trasformazione degli amidi
del mosto in zuccheri con della normale tintura di iodio
reperibile in farmacia. Verso un paio di gocce di tintura
su un piattino bianco e poi ci verso sopra un cucchiaino
di mosto.
Se la trasformazione
degli amidi in zuccheri è completa la tintura rimane di
colore gialla/arancione (nella parte destra del piattino).
Ho messo a sinistra per
riferimento del mosto prima della cottura: gli amidi
hanno fatto diventare la tintura di colore nero.
Se si notano ancora amidi
nel mosto è opportuno mantenere la temperatura a 68C
sino a quando il responso è positivo.
Infine porto lentamente
il mosto a 78C (mash-out). A questa temperatura
gli enzimi diastatici (che trasformano gli amidi in
zuccheri) vengono eliminati e la composizione del mosto (rapporto
tra zuccheri fermentabili e non fermentabili) dovrebbe
essere resa stabile.
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| Filtraggio del mosto:
conclusa la "cottura"
si procede alla filtrazione. Anche qui i metodi sono
molti, dal sacco di tela steso sopra una pentola, al
doppio secchio uno dentro l'altro con quello interno
bucherellato a filtro (detto Zapap).
Per evitare dispersioni
di calore ho adattato un frigo da pic nic al quale ho
inserito un rubinettino di plastica, con relativo
controdado. Per il filtraggio uso un tubo di gomma
per alimenti bucherellato nella parte inferiore,
inserito come da foto, e chiuso ad una estremità. Questo
sistema funziona ottimamente anche se è necessario usare
due accorgimenti:
1 - prima di versare il
mosto è opportuno versare un paio di litri di acqua
bollente e stringere il rubinettino: con il calore
infatti la guarnizione si ammolla e si rischiano delle
predite di prezioso liquido! L'acqua calda ha inoltre il
merito di scaldare la sede ed evitare successive perdite
di calore
2 - versare con un mestolo
un po' di grani sul tubo di gomma prima di travasare il
liquido del mosto: il tubo tende infatti a galleggiare se
si mette prima la parte liquida
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Prosegui alla seconda parte!
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